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L'Elogio dell'Eroe Imperfetto: Perché ho scritto Ivar (e perché ti somiglia)

Spesso mi chiedono come sia nato Ivar. La risposta facile sarebbe: "Dalla mia passione per il Nord e le leggende". La risposta vera, invece, è molto più scomoda.


LA SAGA DI IVAR è figlia dei miei errori.



È nata sui banchi di una scuola troppo difficile per me, dove non potevo studiare ciò che amavo davvero (il disegno) e dove venivo percepita come quella "strana". Quella che non entrava in sintonia con nessuno.


Ma il vero crollo – o forse la vera genesi – è arrivato dopo.

Finito il liceo, ho commesso il mio primo, grande errore: ho avuto paura. Avrei potuto seguire la mia indole e iscrivermi all'Accademia di Venezia, ma una voce nella testa mi ha convinta che fosse troppo tardi. Che sarei rimasta indietro. Che non ero abbastanza.


Così ho scelto la strada "sicura", o almeno quella più vicina: Storia e Tutela dei Beni Culturali. Il risultato? Anni passati con la sgradevole sensazione di non appartenere mai davvero al posto in cui mi trovavo. Ero disconnessa dalla realtà, invischiata in relazioni che mi facevano sentire piccola e insicura, vittima di circoli viziosi da cui non avevo la forza di uscire.


Ed è qui che è arrivato lui.



Ivar (che all'epoca non aveva ancora un nome) non è nato come un eroe senza macchia che spacca le montagne. Non è nato per vincere. È nato perché avevo bisogno di farmi forza in una realtà a cui non riuscivo ad adattarmi. È stato la mia ancora di salvezza in un periodo buio.

Ivar è imperfetto perché io mi sentivo imperfetta. Ivar ha paura perché io ero terrorizzata. Ivar vorrebbe nascondersi, ma deve combattere.


Oggi, fortunatamente, quel periodo è un ricordo. Ho ripreso in mano la mia vera passione e la mia vita è cambiata. Ma non crediate che sia tutto rose e fiori. La battaglia contro la mia "inedia", contro quella voce che mi dice "non sei capace", è una lotta quotidiana. Sto sconfiggendo il mio primo nemico (me stessa) un passo alla volta, con resilienza e costanza.


Perché vi racconto questo? Perché spero che Ivar possa essere per voi quello che è stato per me: una luce. Voglio dirvi che non serve essere invincibili per essere eroi. Si può avere paura, si può sbagliare strada, si può pensare di essere in ritardo... eppure, alla fine, si può (e si deve) agire.


Se volete conoscere Ivar, non aspettatevi un guerriero che non dubita mai.


Se volete vedere come inizia la sua battaglia (e un po' anche la mia), ho deciso di condividere con voi le prime pagine della sua storia.




Leggetele e fatemi sapere nei commenti: vi siete mai sentiti anche voi "nel posto sbagliato", proprio come lui?


A presto

Alice

 
 
 

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