Ivar non doveva chiamarsi così (e lo strano ruolo di un cimitero norvegese)...
- Alice Zanivan
- 7 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Vi presento Ivar. O meglio... vi presento l'ultima versione di Ivar.
Perché la verità è che questo personaggio, che tra poco arriverà sui vostri scaffali con Østlandet, il primo volume della saga, ha avuto una crisi d'identità durata ben più di dieci anni.

L'Eroe Riluttante (e Vigliacco)
Questo ragazzino un po’ timido, lento a reagire e, ammettiamolo, un po' vigliacco, in qualche modo mi somiglia.
È nato dall’idea che mi ero fatta di me stessa anni fa.
Non ho nessuna paura ad ammettere che non mi sono mai sentita particolarmente coraggiosa.
Spesso mi sono trovata ad assecondare i desideri di altre persone, convinta che gli altri sapessero meglio di me cosa fosse giusto fare. Rileggendo la storia oggi, mi rivedo nelle non-scelte di questo ragazzo.
Ma come Ivar a un certo punto deve stringere i pugni per sopravvivere, anch'io ho dovuto trovare il coraggio di lanciare questa storia. Ivar è il mio alter-ego.

Il problema del Nome (e l'ombra di Skyrim)
Ma come si chiamava, all'inizio, questo personaggio?
Non Ivar. In origine si chiamava Ulfric.
Se siete nerd come me, avete già capito. Era un omaggio a The Elder Scrolls V: Skyrim, celebre videogioco open-world che continua ad appassionarmi, nonostante siano passati così tanti anni dalla data di uscita. Nel gioco mi trovavo sempre a combattere per i ribelli Manto della Tempesta, e il loro capo si chiamava per l’appunto Ulfric.
Mi sembrava un nome forte, deciso.
Ma non era il suo nome.
L'incontro al cimitero
Ho cambiato nome al personaggio durante un viaggio in Norvegia, qualche anno fa. Io e mio marito ci trovavamo a Lærdalsøyri , un piccolo villaggio incastonato tra le montagne e sulle rive di un fiordo.

Era sera, c'era quel silenzio blu tipico del Nord, e stavamo passeggiando vicino a una vecchia chiesa di legno (una stavkirke). Come è normale lassù, il giardino della chiesa era un cimitero.
Camminavamo tra le lapidi antiche, nel rispetto di quel luogo, quando il mio occhio è caduto su una scritta scavata nella pietra. Un solo nome:
IVAR
Qualcosa mi è scattato in testa. Un brivido. Mi sono segnata il nome e, tornata in camper, dove avevo lasciato il cellulare sotto carica, ho fatto una ricerca. Ho scoperto che Ivar deriva dal norreno yr (“arco” in legno di tasso) e arr (“guerriero”). Il guerriero che si flette come l'arco, ma non si spezza.
Ho capito immediatamente che era lui. Era il suo nome.
(E per chi se lo stesse chiedendo: no, la serie TV Vikings non c'entra nulla! Anzi, confesso di non averla mai finita, anche se da appassionata di vichinghi sembra un'eresia dirlo!).

Dagli occhi verdi alle lentiggini
Anche il suo aspetto è stato una battaglia.
Negli anni Ivar è stato biondo, poi moro, poi di nuovo biondo. Alla fine ho scelto il rosso. Ho letto che in Scandinavia i capelli rossi sono meno comuni rispetto alle isole britanniche, e mi piaceva l'idea che Ivar fosse "diverso" anche cromaticamente rispetto alle persone con cui vive. Un'anomalia nel sistema.
L'unica costante? I suoi occhi. Da dieci anni a questa parte, gli occhi di Ivar sono sempre stati verde. Verdi, come i miei occhi.
È l'unica cosa che non è mai cambiata, lo specchio della sua anima che è rimasta intatta mentre tutto il resto (disegno, storia, titolo) si evolveva.
E a voi è mai capitato? C’è un personaggio (o magari un vostro animale domestico!) che ha cambiato nome all’ultimo secondo perché quello vecchio 'non suonava' più?
Raccontatemelo nei commenti, sono curiosa.



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