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Sulla Tomba di Merlino: Cronaca di un Incontro Inaspettato

Ogni viaggio, in fondo, è un piccolo portale. Ci strappa dal nostro mondo Ordinario per catapultarci in uno Straordinario – per usare la terminologia cara a ogni storyteller – e uscirne per me è sempre un po' difficile. Si torna a casa con la valigia piena di panni da lavare, ma con gli occhi - e soprattutto il cuore - pieni di meraviglia.


E la visita al Centro dell’Immaginario Arturiano è stata una tappa straordinaria, carica di simboli e di significato.


Il piano era semplice: una visita veloce e poco impegnativa allo Château de Comper, sede del Centro dell'Immaginario Arturiano. Questo castello, immerso nella leggendaria foresta di Brocéliande, si dice nasconda nelle acque del suo lago il Palazzo di cristallo che Merlino costruì per la fata Viviana. Un luogo già magico di per sé...



Ma appena arriviamo, una sorpresa: la strada è bloccata, ci sono auto ovunque, la protezione civile... C'è un festival! Incuriositi, paghiamo il biglietto ed entriamo, e il luogo, già suggestivo, diventa magico per davvero. Un festival medieval-fantasy, con bancarelle, giochi, tiro con l'arco e spettacoli. La bambina di cinque anni che è in me prende immediatamente il sopravvento e sì, compro un altro vestito medievale e lo indosso subito. Come posso resistere?


Mentre giriamo, ci rendiamo conto che in una sala del castello c'è una piccola ressa. È un incontro con gli autori di una casa editrice. E lì, su un tavolo, lo vedo: "Il Cavaliere del Drago".



Un fumetto di cui avevo visto la pubblicità tempo fa. La storia di un cavaliere della Tavola Rotonda quasi sconosciuto, Sivar (o Ségurant), la cui leggenda è stata letteralmente riportata alla luce da Emanuele Arioli, un medievalista e filologo (e pure attore!) italo-francese che ha passato un decennio a setacciare le biblioteche di tutta Europa, trovando e ricucendo i frammenti di un manoscritto medievale dimenticato. Ha poi trasformato questa incredibile ricerca in una sceneggiatura, disegnata magistralmente da Emiliano Tanzillo, fumettista italiano nonché docente presso la Scuola Romana del Fumetto.


Ovviamente, compro il libro e mi metto in fila per la dedica, ritrovandomi per una volta dall'altra parte del tavolo.


O meglio, ci metto un po' a decidermi. Devo ammettere che la mia timidezza e una buona dose di sindrome dell'impostore stavano avendo la meglio. Conoscete quella vocina insidiosa, tipica di ogni artista, che sussurra: "Chi sei tu per rubare tempo a dei professionisti del genere?".


Ma a volte, per fortuna, serve qualcuno al nostro fianco che crede in noi un po' più di noi stessi in quel momento. E così, con una spinta decisiva da parte di mio marito Andrea, ho preso coraggio.



Arrivata davanti a Emanuele, gli chiedo un "incoraggiamento" per una loro "collega in piccolo". Ne nasce una chiacchierata, a cui si unisce anche Emiliano, e qui devo ringraziare di nuovo Andrea che, prontissimo, mostra loro alcuni miei disegni sul suo smartphone.


E loro non solo guardano, ma vedono. Mi fanno delle considerazioni, delle piccole critiche costruttive, finché Emiliano non conclude con delle parole che ancora mi risuonano in testa:


"Non te la prendere, sai. Mi sono permesso di dirti queste cose perché quello che vedo mi piace."


Mi sono sentita volare.


Quei dieci minuti scarsi, che per loro saranno stati solo una delle tante dediche della giornata, per me sono stati un'iniezione di fiducia potentissima. Vedere due professionisti che hanno realizzato un'opera così affine al mio modo di sentire – basandosi sulla ricerca storica per creare un fantasy originale e di successo – è un'ispirazione che non può che guidarmi d'ora in avanti.


Certo, visitare la mostra al piano di sopra, con le tavole originali di Emiliano e le foto del manoscritto originale, mi ha anche ricordato quanta strada io debba ancora fare per arrivare a quel livello. Un pensiero che ogni artista conosce bene.


Lasciamo il castello, ormai a fine giornata, per l'ultimissima tappa: la Tomba di Merlino, a pochi chilometri di distanza.



Un antico sepolcro megalitico, poche pietre rimaste a testimonianza di secoli di leggende. Storicamente, è una testimonianza di una sepoltura di epoca preistorica.Mio marito, guardandola, esclama: "Ma è solo un sasso!". Ed è vero, oggettivamente lo è.

Ma mentre ero lì, davanti a quel "sasso", mi sono ritrovata a pensare… e tutti i pezzi del puzzle sono andati al loro posto.


Quel viaggio, in cui mi ero ripromessa di non pensare al lavoro. Le altre esperienze artistiche vissute (di cui vi parlerò). E infine, quell'incontro così "casuale" in un luogo così simbolico. Le coincidenze hanno smesso di essere tali e sono diventate segnali.


Sono sulla strada giusta. Non può che essere così. L'incontro con Emanuele ed Emiliano mi ha fatto capire che sì, ho ancora molta strada da fare, ma la direzione è quella.


Ho lasciato un rametto sulla tomba, come piccolo omaggio al grande mago, e sono venuta via. Sono tornata a casa con tante cose su cui riflettere... e con una chiarezza che mi ha aiutata a prendere una decisione importantissima e a metterla in pratica.


Ma di questa decisione, e di cosa significherà per il futuro di IVAR, vi parlerò nei prossimi appuntamenti.


Grazie per aver condiviso questo pezzo di viaggio con me.

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